ALF (Global Awareness of Life Form)

                      Nuova rivoluzionaria visione dell'esistenza umana

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Il mondo che attende tutti noi

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Noi esseri umani siamo il prodotto delle leggi universali della fisica. Queste leggi sono immutabili e noi possiamo solo, tramite la nostra capacità intellettuale, comprenderne i significati e servircene per migliorare la vita. Occultare i vantaggi che possono venire al mondo dalla loro comprensione è pagato da tutti con 

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 l’ignoranza: principale e vera causa di tutte le infamie perpetrate dagli uomini nel mondo. 

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Il nostro pianeta rappresenta l’unico luogo in cui la quantità di materia di cui noi siamo parte può svilupparsi e creare la vita in tutte le sue espressioni. Di conseguenza è anche l’unico luogo nel quale, lo spirito inserito nell’alito vitale di ciascuno di noi, può esprimere la sua esistenza in un infinito numero di differenti e successive identità. Non il nulla, vagheggiato dallo scettico e disfattista ateismo e neppure il paradiso o l’inferno raccontati dai sogni rivelatori di arcaiche e superate superstizioni, ma, un mondo reale, concreto, espressione di un Dio che si rivela persino equo nelle sue ripartizioni di gioie e dolori (vedi:Ripartizioni in classi). Un mondo governato da una realtà dura da accettare per quelli che sono abituati ad avere tutto dalla vita e che istintivamente rifiutano l’idea di dover pagare il prezzo dei loro limiti culturali. 

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Un Dio imparziale, finalmente sostenitore di una vera giustizia, impone, anche a quelli che pensano di poter manipolare le leggi universali a loro vantaggio, un’esistenza che alla fine avrà gli stessi valori di ogni altro mortale. 
Comprendere questa nuova concezione d’esistenza significa accettare di far parte della stessa creatura, perché le soggettive distinzioni individuali vengono riunite nella potenziale vitalità della materia espressa dall'entità globale. La Terra rappresenta nel complesso la nostra entità globale, capace di sostenere alcuni miliardi di individui consapevoli. Un numero infinitamente esiguo se comparato con l’universo: miliardi di soggetti capaci di valutare che ogni cosa esiste perché un’infinitesima parte di essa, l’umanità appunto, possa esserne consapevole. E’ difficile per individui che sono da sempre condizionati all’egocentrismo accettare l’idea di essere tutti parte di una unica vitale entità, ma, se osserviamo quello che la nostra capacità intellettiva è in grado di percepire, questa è la nostra sola ragionevole possibilità. Se fossimo consapevoli che ogni cosa nell’universo è soggetta a ordine e che l’umanità è il naturale risultato delle regole che guidano la materia, noi meglio comprenderemmo come l’apparente iniquità della nostra società sia solo un innaturale concetto della sua esistenza dovuto all’attuale incapacità degli uomini a comprenderne le regole. 

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Tutti dovrebbero essere consapevoli che, il solo strumento capace di far distinguere il vero dal falso, il reale dall’immaginario, il giusto dall’ingiusto, è la nostra capacità di ragionare, senza la quale siamo solo atomi senza alcun significato ne valore intrinseco. Se si accetta la formula d’esistenza come condizione di consapevolezza e la ragione come bilancia su cui pesare quello che è giusto o sbagliato, non è corretto che ognuno di noi sia destinato a ricoprire, in successive fasi, tutti i ruoli del mondo in cui viviamo?
 (vedi: Una commedia infinita).

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Sulla Terra solo due individui su dieci vivono liberi ed appagati, gli altri hanno problemi crescenti a seconda del ridotto sviluppo delle società in cui vivono. La maggioranza di questi “sfortunati” sarà per la maggior parte esposta a fame, miseria, malattie, razzismo, dittature, droga, sottosviluppo e quant’altro ancora. In certe popolazioni l’ignoranza è tale che impedisce persino di comprendere la miseria del proprio stato. 

Se, come abbiamo accertato, 

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la materia di cui oggi siamo fatti sarà usata nel futuro anche in quell’ottanta per cento d’individui che hanno seri problemi nella vita, come possiamo pensare che tale realtà non riguardi direttamente anche noi? Se la materia che oggi costituisce il nostro corpo sarà usata domani in quegli esseri umani destinati, per la maggioranza dei casi, a soffrire e a morire, come può una tale constatazione non riguardare ogni singolo individuo?

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Se questa è la nostra realtà, e non v’è dubbio che lo sia, come possiamo pensare di non fare nulla per indurre ogni uomo a migliorare il mondo in cui l’alito vitale di ciascuno di noi dovrà vivere le future esistenze? 

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E’ come se la mano di Dio 

condannasse gli uomini a vivere nel mondo che essi stessi, con il solo aiuto dei propri simili, sono in grado di costruire.

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Questa è la reale, inappellabile, incontestabile sentenza a cui è soggetto il genere umano

Qualcuno è in grado d'immaginare qualcosa di più equo?

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Essa è anche la nostra unica vera possibilità per un'esistenza sensata, non quella diffusa dall’ignoranza di chi mette la propria immaginazione al di sopra delle indiscutibili leggi della fisica. 

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A coloro che fossero ancora scettici o dubbiosi domandiamo di confrontare i principi etici proposti da questa nuova concezione con quelli diffusi tramite l’ateismo e la fede religiosa. Potranno toccare con mano l’abisso culturale che li separa. 

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Sino a quando l’umanità non applicherà sistematicamente la ragione al suo agire, forse è giusto che tutti di noi si paghi il prezzo della nostra stolta presunzione.

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Ogni uomo, se correttamente istruito, è in grado di produrre molta più ricchezza di quanto gli possa servire per vivere e gratificarsi. Se oggi la maggioranza della popolazione mondiale è costretta a vivere nella miseria e nella precarietà è solo perché un esiguo numero di individui ha deciso, supponendo sciaguratamente di fare il proprio interesse, che l'umanità rimanga confinata nella perenne ignoranza.

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Essi non immaginano che, impedendo il potenziale sviluppo delle popolazioni, danneggiano alla base l’ambiente nel quale il loro “spirito” andrà a vivere le future consapevolezze.

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Una cultura, per certi versi ancora primitiva, induce quelli dai quali dipende il destino del mondo a credere che i problemi della gente comune non li coinvolgano nello stesso ineluttabile destino. Una limitata e assurda cultura suppone sia giusto che la mano di Dio possa essere prodiga con alcuni e spietata con altri inducendoli a credere di non dover mai pagare il prezzo della propria cecità. Solo la presunzione umana è capace di pensare che le leggi universali possano fare sconti ad alcuno. 

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Quella a cui arriviamo, applicando la ragione alla ricerca del significato dell’esistenza umana, costituisce un'acquisizione di consapevolezza capace di dare 

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certezza di sicuro riscatto per coloro che soffrono e muoiono nel mondo

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in quanto rappresenta una condanna certa per quelli che pensano solo ai propri interessi non curandosi dei danni provocati al sistema. Costruire una società migliore è possibile, anzi si può dire che proprio questo sembra essere il fine a cui l’evoluzione stessa conduce. 

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Quale prezzo dovremo ancora pagare tutti noi per la stolta supponenza di chi impedisce al mondo di conoscere il vero volto della realtà?

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