ALF (Global Awareness of Life Form)

                      Nuova rivoluzionaria visione dell'esistenza umana

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Nuova direttiva strategica

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Nel corso della storia, tutti quelli che hanno acquisito grande potere e ricchezze sono stati indotti ad usare la loro posizione per sottomettere e influenzare i propri simili. La forza militare e i condizionamenti sono stati gli strumenti principali con i quali si è impedito alle popolazioni di sollevarsi dall’ignoranza e dal prendere consapevolezza di una realtà ben diversa da quella loro imposta. Ignari dei danni arrecati anche a se stessi, i “potenti” sono istintivamente indotti a condizionare tutto quello che possono pur di mantenere la propria supremazia. 

L'evoluzione naturale ha però consentito la nascita di una strategia assai più appagante per tutti. Una direttiva che risulta estremamente conveniente anche per coloro che pretendono di aver diritto a trattamenti esclusivi. La reciproca collaborazione infatti, arreca assai maggiori vantaggi che non quelli derivati da un indirizzo volto all’esaltazione dell’individualità. Il contributo che ogni individuo può dare al sistema è determinante per far crescere culturalmente l’insieme e quindi permettere una vita migliore anche ai componenti delle posizioni privilegiate. Tenere nell’ignoranza le popolazioni ha sempre significato inibire l’evoluzione culturale, ottenendo di rimando un tenore di vita globale assai più basso di quello potenzialmente conseguibile con la reciproca collaborazione. 

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Prendiamo in considerazione un puzzle, quel gioco composto da un certo numero di singole parti separate tra loro, in cui ogni pezzo ha una sua specifica funzione ed importanza, sia considerandolo in modo restrittivo nella specificità della singola tessera, sia nella totalità dell’insieme costituente il disegno finito. La sfera soggettiva, vale a dire della singola tessera, non ha percezione del significato acquisito a livello superiore, il suo campo d’esistenza è limitato dall’individualità. Per esempio: gli organi che compongono un essere vivente, danno un loro specifico apporto soggettivo per formare l’intero insieme, ma ciascun elemento non ha coscienza di appartenere alla generalità del corpo. Eppure essi sono vivi perché appartengono ad una forma vitale, possiedono un loro spazio e una loro dimensione d’esistenza, ma non prendono coscienza di essere anche parte di una forma di vita più complessa. La loro dimensione individuale non consente di capire che appartengono anche ad un disegno concepito a livello superiore.

 
Ogni individuo, nel momento in cui prende coscienza di sé, costituendosi in un insieme pensante, assume sì un significato individuale, ma la sua è una coscienza limitata al proprio campo d’azione sensoriale e non ha percezione di appartenere anche ad un insieme superiore. L’uomo, considerandosi entità autonoma artefice del proprio destino, finisce per avere una comprensione ristretta della propria esistenza: quella individuale. Tale convinzione lo spinge a credersi un soggetto con libero arbitrio, vale a dire un soggetto in grado di emettere decisioni proprie non vincolate al contesto fisico in cui è costretto a vivere. Purtroppo, in tal modo, viene impedita quella coscienza che fa appartenere ogni uomo ad un disegno più ampio che investe invece ogni creatura della terra (vedi:Libero arbitrio).

 
L’indirizzo egocentrico (esaltazione dell’individualità) tramandato nel tempo dai nostri antenati, impedisce la visione del quadro generale, inibendo la comprensione della vera realtà cosmica. L’importanza che diamo alla nostra individualità, fa credere di essere delle entità fisiche indipendenti, separate da ogni altra creatura, aventi un inizio ed una fine con la nascita e la morte. 
L’idea di morire completamente, alla fine della vita, non è mai andata a genio agli uomini che, in mancanza d’altro, si sono dovuti accontentare di quello che una limitata cultura soggettiva era in grado di offrire. Immaginando ipotetici mondi soprannaturali si è data importanza ad un giudizio finale che in realtà non può esistere poiché 

 

nessuno può scegliere come nascere e come pensare.

 
Sino ad oggi la vita umana è stata considerata come espressione di un valore prevalentemente individuale. Il credere di possedere un’anima ha indotto gli uomini ad accentrare sulla propria persona tutti i valori attribuibili alla vita. Un’importanza limitata, poiché trascura di considerare che ognuno dipende interamente dall’ecosistema in cui vive: se non fosse per la collaborazione dei nostri simili non avremmo raggiunto alcuna forma di civiltà e non sapremmo neppure leggere e scrivere. 

Guardando dentro di noi, è istintivo pensare di avere un’anima soggettiva, ma, i limiti dell’attuale cultura impediscono di percepire che apparteniamo anche ad un significato che va ben oltre i confini imposti dal puro egoismo. Ognuno di noi ha sì uno spirito soggettivo, ma esso è anche parte di un’altra entità che comprende tutte le forme di vita (GALF). E’ impossibile separare le due espressioni d’esistenza perché esse si completano a vicenda, dipendono l’una dall’altra, sopravvivono in quanto esistono entrambe. 

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La natura stessa della materia è composta in gran parte da elettroni, i quali si comportano a volte come “particelle” e a volte come “onde”. Vale a dire due differenti stati d’esistenza che racchiudono individualità e diffusione d’energia riuniti a formare la sua naturale realtà fisica.

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Immortalità

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Nel concetto di universalità qui proposto, il rapporto con il mondo esterno cambia radicalmente. Apprendere di essere parti di una unica entità vitale, da ad ognuno la coscienza di rappresentare soggettivamente solo una delle infinite consapevolezze che la materia stessa, nella sua evoluzione in esseri viventi, consente di esprimere. Non una singola vita, ma infinite opportunità in infinite esistenze. Una immortalità sia soggettiva nel significato che ognuno di noi assume di volta in volta nell’ambito personale e sia oggettiva nell’appartenenza ad un universo che non conosce fine e si rinnova all’infinito. Ogni singolo atomo costituente una persona, possiede in sé solo un’infinitesima parte dello spirito vitale dell’individuo, che a sua volta è solo una parte dell’entità globale espressa dall’intero ecosistema. 

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Partendo dalla prima unità base, rappresentata dalle caratteristiche 

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dell'atomo di idrogeno,

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si nota com'essa costituisca solo una tessera del disegno che comporrà gli elementi chimici. A loro volta essi diverranno unità base, se rapportati al disegno che scaturirà dalla loro unione nei composti chimici i quali saranno impiegati per formare nuove forme sempre più complesse. E' chiaro che, l'espressione "singola unità", è relativa al riferimento assunto come termine di paragone, essa cambierà successivamente secondo le necessità dei campi successivi. Gli atomi d’idrogeno sono l'unità base degli elementi chimici, questi ultimi sono l'unità base dei composti, che, a loro volta, divengono quelli delle cellule, le quali ancora, rappresentano le unità base degli esseri viventi. 

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In una realtà cosmica così chiara, è ragionevole pensare che il processo non possa arrestarsi all’uomo ma, seguendo lo stesso principio, si può ricavare, o meglio presumere, il significato d’unione posto a livello superiore che indica 

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nell’uomo l’unità base di quell’insieme che dà forma e spessore all’entità vitale globale. 

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In altre parole: si può razionalmente dedurre che 

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sulla terra, circa cinque miliardi di anni fa, si è formata un’immensa entità vitale capace di esprimersi in una infinità di differenti individualità soggettive. L’evoluzione di queste entità individuali ha prodotto tutte le forme di vita esistenti e per ultimo un essere cosciente capace di prendere cognizione del mondo in cui è destinato ad esistere.

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