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Nuova concezione universale della vita.
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Il bisogno di attribuire significato alla presenza umana ha dato origine nel tempo a delle direttive esistenziali riconducibili in sintesi alla fede religiosa e all'ateismo. Due correnti di pensiero che detengono, nel bene e nel male, l’esclusiva in fatto di spiritualità e materialismo. Due differenti modi d’intendere l’esistenza che hanno condizionato le popolazioni a tal punto da far escludere ogni altra possibile alternativa. D’altra parte l’adattamento all’ambiente è una legge naturale a cui gli esseri viventi devono adeguarsi ed è quindi normale che tale dipendenza si producesse.

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Esiste però un aspetto della questione assai inquietante che sta generando nella collettività un progressivo degrado in quei valori morali e spirituali che tante aspettative hanno suscitato da sempre nella gente. Nonostante si cerchi di minimizzare, non è più possibile nascondere la profonda crisi d’identità attraversata dall’attuale indirizzo trascendentale della vita. Non dovessero intervenire significativi cambiamenti, l’innato bisogno insito in ogni uomo di comprendere i disegni del soprannaturale, rischia di essere ridotto alla stregua di mero prodotto commerciale negoziabile al miglior offerente. 

Il benessere sviluppatosi in molti paesi a seguito dell’istruzione e della ricerca scientifica, sta mettendo a nudo i limiti di una conoscenza rivolta alla fede che evidenzia l’impossibilità di far fronte alle nuove esigenze richieste dall’evoluzione del pensiero umano. Le tentazioni offerte dal materialismo dilagante, unito all’incapacità di spiegare a livello oggettivo i disegni imposti di riferimento (Dio, per chi preferisce), sta minando alla base quella parte di cultura teologica e filosofica il cui compito dovrebbe essere quello di far comprendere a tutti quali sono i veri valori imposti dall’ordine supremo.

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Scopo di una nuova ricerca, atipica perché estesa ad indagini non accademiche, è quello di offrire un’alternativa che consenta di accedere ad una nuova visione di noi stessi e delle leggi che guidano l’universo. Una visione fautrice di nuovi orizzonti per cambiare un sistema che non è riuscito nei millenni a produrre sulla Terra una società libera, equa ed appagante per tutti. E’ sufficiente osservare la condizione in cui versa la grande maggioranza della popolazione mondiale per capire in quale drammatica situazione ci ritroviamo. Una situazione dovuta perlopiù a dei poteri che si ostinano ad imporre al genere umano delle conoscenze strategiche che inibiscono ogni cambiamento verso una società finalmente più evoluta e civile. Una cultura, quella attuale, volta a far crescere ulteriormente il divario esistente tra ricchi e poveri e votata a diffondere nel mondo un finto benessere dispensatore perlopiù di falsi valori, mancanza di solidarietà, degrado morale ed ambientale.

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Oggi, è possibile comprendere le ragioni del perché tutto questo sta accadendo, ragioni che sono sotto gli occhi di tutti ma occultate da un “sapere” a cui manca il coraggio intellettuale di affrontare certe verità perché implicherebbero pesanti responsabilità da parte dei poteri costituiti.  

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L’elemento distintivo di queste nuove ricerche è quello di considerare valide solo le verità con valori oggettivi. Vale a dire quelle verità che, per loro caratteristica strutturale rispondono alla più alta probabilità di risultare vere da un punto di vista logico razionale. Stiamo parlando di stabilire un metro con il quale misurare e distinguere le verità che più si avvicinano alla realtà, da quelle solo presunte dall’immaginazione. Metro di valutazione da applicare anche alla spiritualità, unico valore in grado di separare l’essere umano dall’animale che è dentro ognuno di noi.

Per vivere, ogni individuo ha necessità di formare la propria cultura acquisendo informazioni, le quali possono essere verificabili razionalmente e scientificamente determinate, oppure esprimere solo delle ipotesi astratte di verità. Quelle scientifiche ci rendono consapevoli di esistere in una realtà determinata da regole prefissate impossibili da cambiare: rigide espressioni di un mondo recepibile con i nostri sensi e subordinate alla capacità logico razionale d’interpretare le regole che guidano la materia di cui tutti siamo formati (cervello compreso). La presunzione di verità invece è legata alle supposizioni che la mente è in grado di offrire laddove la percezione sensoriale lascia intendere l’esistenza di mondi ipotetici, anche se non dimostrabili tangibilmente. La supposizione di ciò che potrebbe solo teoricamente essere, ha indotto sovente gli uomini ad immaginare delle dimensioni non reali nelle quali il modo di esistere non aderisce alle leggi imposte dalla natura. 

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Il problema principale, per una cultura restia a stabilire un dialogo oggettivo con la conoscenza spirituale, è che, pur dovendo ragionevolmente ammettere l’esistenza di un ordine superiore, fautore delle leggi universali a cui ricondurre anche la ricerca metafisica, risulta non ragionevole valutare dette leggi fisiche e chimiche come non adatte a far luce sul problema trascendentale dell'esistenza umana.

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Il motivo che induce i credenti a considerare mondi non reali in cui trasferire il proprio spirito dopo la morte, deriva dalla necessità di rispondere alla principale legge naturale di ogni forma di vita: gratificare il più possibile il proprio sistema sensoriale. In questa ottica, il creare mondi irreali con l'illusione (paradisi ipotetici), serve per alimentare la speranza di un futuro appagante o quantomeno risarcitorio per i soprusi eventualmente subiti soggettivamente nella vita. Considerata la situazione umana sulla Terra è invece inconcepibile per l'attuale cultura pensare al nostro pianeta come ad un luogo di destinazione ultraterrena in cui le gioie e i dolori siano distribuiti secondo un ordine di equità accettabile, constatata l’iniquità di un sistema che elargisce tutto ad una minoranza e poco o nulla ai restanti. Di conseguenza, è ovvio per gli uomini rifiutare l’eventualità che il nostro alito vitale possa ritornare sulla Terra per vivere in modo casuale delle successive esistenze. Si sottolinea il termine “casuale” perché è fondamentale per stabilire poi l’interscambio dei ruoli, mentre il termine "alito vitale" è riferito sia all'individualità che in senso più generico. Tutto sarà più chiaro nel seguito.

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Domanda: è possibile che la visione della nostra attuale realtà spirituale sia dovuta a dei limiti culturali che impediscono di riconoscere i veri disegni dell’ordine universale? In parole più semplici: è possibile sia la mancata evoluzione del pensiero teologico e filosofico a non consentire di spiegare i disegni imposti al sistema in termini scientifici ed oggettivi? Vale a dire in termini comprensibili e condivisibili per tutti?  

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Procediamo con ordine:

L’uomo è un animale sostanzialmente razionale che, per natura, è in grado di percepire istintivamente quali dovrebbero essere le regole più convenienti da seguire per il suo interesse. Giustizia, amore, equità, pace, sono prerogative che ognuno di noi intuisce essere fondamentali per un sistema di convivenza civile ed evoluto. Ciononostante, nella realtà di tutti i giorni queste peculiarità trovano enormi difficoltà ad imporsi come regole del vivere sociale. Perché? Per capire le ragioni per le quali detti valori vengono disattesi sarebbe necessario percorrere l’intera storia dell’evoluzione umana, insieme a quella del potere occulto e della cultura in generale, in modo da valutare correttamente le motivazioni che inducono ancora oggi l’umanità ad accettare mere “supposizioni” piuttosto di far aderire il proprio pensiero a verità empiricamente comprovabili. 

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Un discorso troppo complesso da affrontare in questo condensato, per cui, per ora, ammettiamo solo per ipotesi che, le analisi oggettive fondate sul concetto probabilistico di verità sopra accennato, siano in grado di indurre la cultura ad accettare come probante l’ipotesi esistenziale determinata. Una ipotesi secondo la quale l’alito vitale (soffio vitale soggettivo di ogni individuo) non sia più soggetto al futuro ultraterreno proposto dalle religioni o dall'ateismo attuali, ma costretto dalle leggi fisiche a rimanere ininterrottamente confinato sulla Terra. Una presenza, fondata finanche su un principio di equità assoluto poiché imporrebbe ad ogni singola entità il destino di impersonare successivamente e casualmente ogni individuo del pianeta. Supponiamo inoltre che la materia possieda, nella sua capacità di auto-evoluzione naturale, la possibilità di raggiungere un livello superiore di conoscenza spirituale, non più confinato nell’egoistica sfera individuale ma rivolto al benessere conseguibile a tutti tramite l’utilità sociale dovuta alla collaborazione generale. Un sistema che legherebbe materia e spirito in una dimensione di utilità reciproca poiché costringerebbe il nostro alito vitale soggettivo ad esprimersi oltre la singola vita in corpi diversi per vivere ogni esperienza dell’ecosistema in atto sul pianeta. Meglio chiarire che non si tratta di reincarnazione ma di espressioni soggettive legate alla potenzialità vitale contenuta nella materia stessa.

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Questo significherebbe per tutti noi dare alla nostra “soggettività”, dopo la morte, tre destini casuali possibili: il primo ci attribuirebbe l’esigua possibilità ad essere incarnati in quelli baciati dalla fortuna, il secondo ci assegnerebbe circa il 20% di probabilità di ritrovarci nei panni di individui comunque gratificati dalla vita, mentre, nel terzo caso avremmo l’80% di ricoprire l’esistenza di coloro che hanno crescenti problemi di sopravvivenza. Tali sono le proporzioni imposte all’umanità dall’attuale sistema posto in essere. Percentuali variabili a seconda del riferimento ma indicative del come, in ogni caso, solo una minoranza dell’umanità viva una vita degna di animali dotati d’intelligenza.

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A questo punto è ovvio che solo dei masochisti accetterebbero di tornare ad esprimere sulla terra altre soggettività, visto come, la probabilità di esistere in quelli non appagati sia intorno all’80%. Per non parlare di coloro che, in maggioranza tra quest’ultimi, soffrono e muoiono senza neppure rendersi conto della miseria del proprio stato. Un rifiuto naturale ed istintivo che ha spinto gli uomini a pensare sino ad oggi all’aldilà solamente in termini di ipotetici luoghi di beatitudine tramite le religioni, o alla meno peggio al “nulla” dell’ateismo.  

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Pensiamo ora a quelli altamente gratificati dalla loro condizione, i baciati dalla fortuna del primo caso per intenderci, di cui fa parte anche la categoria d’individui dalla quale dipende il potere costituito. Immaginiamoli a dover riconoscere pubblicamente, di fronte all’oggettività comprovata da analisi realistiche, che, la loro individualità dopo la morte sarà costretta dalle leggi universali ad impersonare anche le esistenze di quelli che si ritroveranno nella miseria e nell’ignoranza. E’ facile intuire la loro totale ripulsa ad accettare una simile eventualità, anche perché si tratterebbe della stessa miseria ed ignoranza dovuta a quella cultura da loro medesimi sostenuta e diffusa. Vale a dire la stessa che attualmente fa poco o nulla per cambiare le condizioni della maggior parte dell’umanità.  

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Come si può osservare l’ipotesi testé avanzata presuppone un’apertura spirituale interiore assai lontana dal modo di pensare comune, al punto da renderla pressoché improponibile visto che la sua prospettiva obbligherebbe tutti ad espiare per l’inconsapevolezza del sistema, quindi, per colpe apparentemente non commesse. Ma, siamo certi che il non usare la ragione per comprendere l’ordine imposto dalle leggi universali non costituisca di per sé una colpa talmente grave da giustificare detta condanna? Per l’uso che ne è fatto, la presunzione di verità non può certo costituire il fine dell’esistenza ma solo il tramite affinché l’uomo possa intendere, applicando la ragionevolezza al suo pensiero, quali possono essere le vere leggi imposte al sistema stesso dall'ordine che muove il tutto. L’immaginazione ci è data dall’ordine supremo per poter formulare delle ipotesi, ma, solo la ragione, ovviamente anch’essa legata all’intelligenza elargita da tale entità, può indicare quale tra le varie supposizioni possa essere quella più corretta da seguire.

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Essenziale comunque, è il notare che: l’avere coscienza di come la nostra individualità sia destinata a perpetuarsi sulla Terra in altri ruoli, costituirebbe per tutti noi un obbligo, imposto da un interesse diretto e personale, ad occuparci seriamente di quella maggioranza che oggi soffre e muore nel mondo. Una comprensione che indurrebbe persino i potenti ad applicare per davvero una strategia tesa a migliorare le condizioni dell’intera comunità umana. Occorre meditare profondamente su questo aspetto della questione poiché esso è alla base del concetto di universalità inserito in questa nuova concezione esistenziale, il quale rappresenta forse l’unica vera possibilità per opporsi ai condizionamenti imposti da una cultura egocentrica che impedisce di fatto l’evoluzione verso superiori forme di civiltà.  

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Ognuno è ovviamente libero di scegliere come vivere la sua vita, ma non sarebbe ragionevole ne intelligente, scegliere di esistere rifiutando a priori di conoscere la realtà oggettiva stabilita per tutti noi dalle leggi universali. In gioco è il nostro futuro, quello dei nostri figli e delle persone a noi care, insieme a quella di altri miliardi d’individui nostri simili. A pensarci bene, è come se la mano di un grande burattinaio, fondamentalmente giusto ed equo, imponesse agli uomini di vivere nel mondo che essi stessi decidono di costruirsi applicando l'intelligenza data. Una presa di coscienza che obbligherebbe tutti a condividere come direttiva primaria quella di migliorare continuamente la società perché è in essa e solo in essa, che il nostro alito vitale potrà perpetrarsi in successive esistenze.

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Questa, in sintesi, l’esposizione di un’idea inesplorata su cosa l’uomo possa rappresentare da un punto di vista filosofico spirituale posta a livello realistico. Resta naturalmente da verificare con adeguate analisi e ricerche se l’ipotesi fondata sui presupposti oggettivamente determinati indicati può essere considerata come la più attendibile delle verità possibili. Il problema vero potrebbe non ricondursi alle ricerche ed analisi in se stesse, ma al diritto alla libertà di pensiero troppo spesso negato o alla volontà delle attuali istituzioni a non voler essere giudicate per gli abbagli presi nel passato. Un percorso culturale, quello trascorso, in cui gli errori si sono umanamente aggiunti agli errori in nome di una presunzione che sembra non avere fine. Forse, il vero impedimento allo sviluppo della società è proprio riposto in questo limite.

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(Roberto Sarzi Maddidini)                                                          Aggiornamento: 27 ottobre 2010

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